Società della conoscenza e comunicazione della scienza

Dopo la seconda guerra mondiale inizia un diverso rapporto di comunicazione tra scienza e società che assume progressivamente un nuovo ruolo e nuove forme. Come condivisibilente affermato da John Ziman, l’organizzazione del lavoro degli scienziati entra nell’era “post-accademica”, formata da un gran numero di elementi in relazione tra loro. Si sviluppa attraverso una costellazione di canali rilevanti diversi – alcuni dei quali ben visibili, altri carsici – e presenta una dinamica largamente caotica e imprevedibile, tipica dei sistemi complessi1. Le decisioni più importanti per lo sviluppo della scienza, vengono prese dalle comunità scientifiche in collaborazione con una serie variegata di altri gruppi sociali. La comunicazione pubblica diventa un’esigenza professionale per gli scienziati e un bisogno diffuso ed essenziale per il resto della società. La conoscenza scientifica non è più uno degli elementi nella vita individuale e collettiva degli uomini, ma è il motore del sistema produttivo e della stessa dinamica sociale. Siamo entrati nell’era della conoscenza, in cui la componente decisiva è costituita dal sapere scientifico che determina la ristrutturazione della società e una diversa condizione di vita degli uomini. Lo sviluppo di un paese è strettamente legato alla capacità di innovare il proprio contesto socio-economico attraverso l’utilizzo delle nuove conoscenze.
Secondo il giurista Umberto Cerroni nel XX secolo si sono verificati due fondamentali processi di progresso strettamente interconnessi tra loro: l’enorme espansione della scienza e della democrazia2. Dopo la rivoluzione industriale, che meno di tre secoli fa aveva ridisegnato i rapporti tra ricerca scientifica e società, si assiste alla transizione verso l’“economia della conoscenza”. Secondo Fabrizio Rufo, autore dell’opera “Scienziati, politici, cittadini”, il cambiamento prende l’avvio dalle ricerche di Charles Darwin che aveva teorizzato l’evoluzione della specie. Egli ci avrebbe permesso una diversa visione del mondo che ha posto le premesse per un rapporto sempre più complesso tra scienza e società. “Le conoscenze scientifiche – scrive Ludovico Geymonat – hanno perso il carattere di assolutezza ad esse per l’innanzi attribuito, cosicché non ha più senso né cercare una giustificazione metafisica di tale presunta assolutezza, né dare per scontata l’assolutezza delle ‘verità scientifiche’ già note e cercare, partendo da esse, di estendere il campo del ‘nostro sapere assoluto’. Il problema è ora un altro: è quello di determinare il posto spettante alla scienza nell’ambito generale delle conoscenze umane3”.
Viene superata, quindi, la concezione della conoscenza immutabile come ‘specchio della natura’ per approdare ad una spiegazione razionale e dinamica del mondo, in cui sono centrali la dimensione storica della ricostruzione dei fenomeni naturali e il rapporto di interazione tra soggetto e oggetto della conoscenza. Per Karl Popper “la scienza è un modello di razionalità proprio perché non fonda niente in maniera definitiva. E progredisce proprio perché ha rinunciato alla certezza, al fondamento4”.
A tal riguardo, afferma Ludovico Geymonat, “credo che abbia un senso parlare di progresso scientifico”. Anche se constatiamo che ogni teoria, ogni principio, ogni metodo considerato nella sua singolarità risulta revisionabile, “la scienza moderna ha tuttavia costruito, e continuamente costruisce, un patrimonio di nozioni che nel suo complesso rivela una effettiva solidità”. Se viene falsificata una ricerca teorica o tecnico-sperimentale frutto di ricerche precedenti, “questa negazione non esprime la contrapposizione statica di due punti di vista (come era per esempio accaduto per le antiche scuole scientifico-filosofiche greche), ma la necessità di determinare i limiti entro cui i risultati-negati possono essere accolti, integrandoli con altri risultati validi al di là di questi limiti5”.
La società della conoscenza richiede una riflessione continua sul nuovo rapporto tra scienza e democrazia oltre che sull’emergere di nuovi diritti di cittadinanza nell’attuale contesto globale. Mentre nel Seicento la scienza moderna era nata e si era sviluppata essenzialmente in Europa, oggi la ricerca scientifica ha assunto una dimensione planetaria e può essere finalizzata al raggiungimento di particolari obiettivi di progresso. A loro volta le innovazioni tecnologiche, frutto di esperienze tramandate dal mondo degli artigiani, ma ormai “arricchite” e trasformate da un apporto scientifico crescente, risultano indispensabili per lo sviluppo. Il sistema dell’innovazione non può essere legato soltanto ai sistemi informatici o poco più: uno “strumento... deve possedere non solo varie ‘corde’ ma a loro volta, queste corde devono essere calibrate per entrare in assonanza con l’orchestra cioè con le condizioni specifiche di ogni realtà economica e culturale. L’insieme di quelle corde costituisce il Sistema Nazionale dell’Innovazione... Questo è un punto centrale per realizzare, utilizzare e ottimizzare in maniera responsabile lo ‘strumento’ della programmazione dell’innovazione6”.

Note
1 Pietro Greco, La comunicazione nell’era post-accademica della scienza, http://www.cittadellascienza.it/
2 Umberto Cerroni, Scienza&Società, n. 1, ottobre 2007
3 Fabrizio Rufo, Scienziati, politici, cittadini, Ediesse 2014, p.157
4 Antiseri Dario, La forza del pensiero debole, in Jacobelli Jader, Dove va la filosofia italiana?, Laterza, Bari 1986, pp. 9-17
5 Geymonat Ludovico, Scienza e filosofia nella cultura del Novecento, a cura di Mario Quaranta, PAGUS Edizioni 1993, p. 9
6 Sergio Ferrari, Lo Scenario mondale e l’avvento della società della conoscenza, 23 dicembre 2015, http://www.cittadellascienza.it/

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Giuseppe Scarane

È filosofo, pedagogista e autore. Di recente ha pubblicato "Eterno, come l'amore", "Pier Paolo Pasolini: una frontiera di libertà" e "L'uomo dopo il postmoderno. Il cambiamento del reale".
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