Medico is the new stregone?

Chi è il matto? Il termine matto può voler dire tante cose ma partiamo dal significato generico: qualcuno che fa qualcosa senza senso, fa qualcosa che non segue la logica, quindi colui che non ha ragione, che non si comporta come dovrebbe, quindi qualcuno che viola una condizione. Ma, nel momento in cui parliamo di condizioni, essendo le condizioni imposte da qualcuno, entriamo nel campo del potere, quindi quello politico.

Allora, se il concetto è politico, perché mai la follia è considerata argomento medico? La medicina è la scienza che si occupa della salute della persona dal punto di vista fisico. Solo in tempi relativamente recenti la scienza ha preteso di occuparsi anche della “salute dell'anima” che da noi, fino a prima dell'Illuminismo, era prerogativa della Chiesa perché, con la secolarizzazione e le teorie nazionali, l'eterno conflitto tra potere temporale e potere spirituale si è risolto: la religione si è sottomessa al potere dello Stato, un processo iniziato formalmente con l'abolizione della Santa Inquisizione da parte del governo Napoleonico. La Ragione ha avuto la meglio sulla Fede ma forse non è andata esattamente così. Lo Stato non ha demolito le credenze, le superstizioni, la magia bensì li ha incorporati quando ha voluto accaparrarsi il monopolio della morale, della Verità, cioè la capacità di distinguere il bene dal male e ha messo sullo stesso piano il male fisico e quello psichico, trattando la mente come un oggetto, e quindi anche le sue diverse manifestazioni – la volontà, i sentimenti, le emozioni, le ragioni, ecc. – ma si è dimenticato che, a differenza degli organi del corpo, la mente è un Soggetto. Come ha evidenziato Tomas Szasz, “in origine, quando la religione era forte e la scienza debole, gli uomini confondevano la magia con la medicina; ora che la scienza è forte e la religione debole, gli uomini confondono la medicina con la magia. La comunità scientifica oggi vuole legiferare quindi anche in campo morale e quando la morale si unisce a delle norme a quel punto si chiama religione, così siamo tornati al punto di partenza. La religione, più che passare in secondo piano, ha cambiato sacerdoti, i peccati sono diventati i disturbi mentali, la Bibbia è diventata il Manuale Diagnostico Statistico di questi peccati, il confessore è lo psicanalista, la strega è lo schizofrenico, l'ostia lo psicofarmaco ma il fine è sempre lo stesso: il controllo sociale.

Ironia della sorte, il pharmakos era un rituale dell'antica Grecia, simile al capro espiatorio, ed era riservato a un individuo scelto per la sua bruttezza come simbolo del male per assumersi le colpe di tutti e per questo espulso poi dalla comunità per purificarla, cioè curarla. In pratica il gruppo scarica la propria aggressività sull'emarginato che diventa allo stesso tempo il reietto e il salvatore (cfr.: Cristo, agnus dei qui tollis peccata mundi) ponendo termine ai conflitti interni, riappacificando la comunità. Ma quello che ci può dire la parola pharmakos non finisce qua, potrebbe portare ancora con sé la traccia di un'altra parola che confermerebbe il concetto espresso da Szasz: l'etimologia è composta dal copto fahri, “rimedio, veleno”, e dall'egiziano mak, “cura”, ed è proprio questo mak che forse nasconde la stessa radice di mago che probabilmente deriva del protoindoeuropeo *magh-, “essere capace, avere il potere”, imparentato con un'antica voce persiana col senso di purificatore, attraverso sacrifici, quindi uccisioni (cfr.: latino mactare). I matti – e anche qui guarda caso potrebbe esserci lo stesso etimo – oggi sono proprio i reietti della società, portatori di una “malattia” sociale, non malati in sé, non perché hanno un organismo malato, bensì malati in relazione a chi li considera tali: sbagliati, disfunzionali, disadattati ma a che cosa se il loro organismo è sano? È una “malattia” relativa, dipende dal potere della persona che giudica: chi ha più potere può etichettare chi ne ha di meno. Insomma questa malattia è nell'occhio di chi guarda, soprattutto nell'occhio di chi guarda dall'alto. Questa sorta di diagnosi (pseudo-medica, perché basata sul conflitto fra esseri umani e non sul conflitto tra un essere umano e un differente organismo patogeno o su una disfunzione fisica dell'individuo stesso) è in realtà uno strumento politico per assoggettare chi non ha potere, cioè chi è costretto a subire le decisioni altrui, e gli psicofarmaci sono le armi chimiche che permettono tutto ciò. Nonostante la fallacia logica, il matto oggi viene considerato malato di mente e di conseguenza oggetto di “cura” (o almeno così la chiamano, Orwell docet) ma quale può essere una cura per una “malattia” che non dipende dall'organismo bensì dalle azioni di altri, dal potere altrui quindi? Quando ci rompiamo un osso, lo si cura ingessandolo ma l'anima si cura rompendolo a chi ce l'ha rotto oppure, quanto meno, ottenendo giustizia, di cui dovrebbe occuparsi lo Stato, detenendo il monopolio della violenza. Per giustificare quindi l'attività terapeutica su una reazione che in realtà è del tutto fisiologica, oggi la scienza ha associato la ribellione a uno stato di sofferenza, patologizzando questa sorta di “difesa immunitaria” sociale, come se la ribellione fosse una febbre, ma non nel senso che uno si ammala e quindi gli viene la febbre come reazione immunitaria bensì è malato perché non deve avere la capacità di avere questa reazione, anche se non gradisce certe condizioni di vita che sono tossiche per lui o in generale dei maltrattamenti. Il medico in questo caso, attraverso i farmaci, cerca di adattare colui che si ribella a chi ha più potere, cioè a chi genera la sofferenza, quindi all'agente patogeno. Paradossalmente il medico sta quindi dalla parte della malattia, anzi, diventa lui la malattia stessa rivelando così il vero volto della psichiatria, una disciplina di addomesticamento: la Laica Inquisizione.

Note bibliografiche