Lettera dal mare

Ti scrivo con mani di sabbia, con parole che sanno di corda e tabacco, di sale e voci di terre lontane.

Sono grembo accogliente, occhi furtivi, quiete e tempesta, moto perpetuo, sono il prius, ciò da cui tutto è nato, quello a cui tutto ritornerà, sono l’alfa e l’omega, il bianco ed il nero, il buio e la luce.

Sono il mare, il tuo mare, distendi il corpo dove io possa accarezzarlo con la risacca, chiudi gli occhi e ascolta, ascoltami…

Io ti conosco donna, sin da quando, disegno divino già compiuto, accarezzasti la terra con il tuo passo leggero, mi sono incantato nei tuoi giochi di bimba, mentre disegnavi il tuo essere, raccontandolo con il canto delle tue mani.

Ti ho vista donare la vita dopo averla custodita nel tempio del tuo corpo, ti ho vista sorridere nel fuoco dell’ignoranza mentre sputavi in faccia al mondo la tua verità.

Ti ho vista preda della bestialità, violata da aguzzini senza volto, comprata, venduta; ero giusto un passo dietro di te mentre rialzavi la testa opponendo la tua fierezza alla derisione, la tua forza alle becere certezze di chi ha sempre nelle mani l’estremo sbagliato.

Ti ho vista laggiù, tra vicoli della morte, piangere sui corpi in croce di chi amavi, ho ascoltato il tuo strazio e ho letto la ribellione nei tuoi occhi, ti ho vista offrire il petto ai carnefici, ho visto il sangue bagnarti il grembo.

Era sangue di donna, cos’altro avrebbe potuto essere?

Ho visto l’amore nei tuoi occhi: puro, estremo, semplice come soltanto una donna sa donare, ho respirato il profumo del tuo corpo, quel sentore di sabbia e rosa del deserto che ha acceso i miei sensi fino ad ubriacarmi ad ogni tuo respiro.

Ancora ti guardo al mattino, mentre ti svegli e raccogli le forze per tutto ciò che sarà: sai che ti attende fatica, dolore, paura e soldi che non bastano mai, ma so che nulla saprà fermarti perché le tue mani saranno forti, il tuo sguardo fiero, la tua dolcezza dura ed eterna come il diamante.

Ti vedo mentre sorridi al nuovo giorno, scacciare la tristezza e riavviarti i capelli mentre, di fronte allo specchio, nascondi sotto un velo di trucco ogni lacrima, ogni fatica.

Sarai bella perché nulla potrà mai farti dimenticare di essere una donna, sarai ciò che gli altri vorranno vedere, ma io ti conosco, figlia mia, e guarderò oltre la maschera, amerò le tue rughe, la tristezza nei tuoi occhi, il tuo sorriso faticoso, la tua anima che si fa carne ad ogni respiro.

Sarai per me ciò che io sarò per te, donna: un rifugio, un sogno, una voce sommessa che sussurra storie dimenticate.

Sono il tuo mare, donna, inesprimibile come il silenzio, forte come l’ineluttabile, immenso come l’amore.

Delle mie onde ho fatto braccia per cingerti la vita, dei miei sassi ho fatto piedi per danzare con te, del mio vento ti ho donato la forza, con il mio azzurro ho scolpito i tuoi occhi.

Sono il tuo mare, donna, sono te.

Occhi negli occhi, mani nelle mani, grembo nel grembo…

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Ivano Ciminari

Sessant'anni, laureato senza infamia e senza lodo in giurisprudenza, saggista pentito, burattinaio di parole, impegnato ad invecchiare senza maturare mai.
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