La forza della fragilità

Durante i giorni trascorsi a casa nella paura del coronavirus, abbiamo preso consapevolezza della nostra fragilità?


Mi hanno insegnato a combattere le debolezze, a tenerle nascoste, a prestare attenzione a non far emergere i difetti. Ciò che conta è avere successo nella vita, farsi stimare, far emergere i pregi, mascherare la fragilità che è segno di debolezza inutile, antiquata, immatura, malata, inconsistente, priva di senso.
La fragilità ha il volto della malattia fisica e psichica; della condizione adolescenziale con le sue insicurezze, le sue disperazioni, i suoi momenti di gioia e di speranza. Ha anche il volto della condizione anziana con le sue solitudini, con l’angoscia della morte, con l’estraniazione, con la noncuranza.
Fragile è un vetro pregiato di Murano colorato, dipinto a mano, soffiato in forme particolari, piene di fascino, ma bisogna usare particolare attenzione nel maneggiarlo. Basta poco perché vada in frantumi.
Anche il fiore è fragile: un semplice colpo di vento può rovinarne i petali e fargli perdere bellezza e profumo.
Il dolore è una qualità dell’essere fragile. La fragilità non è debolezza; rifà l’uomo, mentre la potenza lo distrugge, lo riduce a frammenti che si trasformano in polvere.
Testimonianza ne sono anche i miti dell’età arcaica.
Iside sorella-sposa di Osiride salito sul trono dell’antico Egitto per volontà del padre che, morendo, lo aveva preferito al primogenito, vivevano insieme nella comprensione e nell’aiuto reciproco. Regnavano con giustizia, il popolo viveva in pace e stimava la coppia regale, tranne Set il quale voleva sostituire Osiride nel potere.
Un giorno lo uccide a tradimento, lo taglia in quattro pezzi per impedirgli di trovare un posto in cielo e potersi vendicare.
Immenso è il dolore di Iside per la separazione che si fa frattura. Va per il Nilo, compie viaggi in paesi sconosciuti e alla fine ritrova i quattro pezzi, li ricompone e fa ritornare in vita Osiride.
È la fragilità a spingere la donna a mettere insieme, a ricomporre l’uomo.
Set non si arrende, vuole il regno e uccide di nuovo il fratello. Taglia il corpo in tredici pezzi disperdendoli in una vasta area in modo da renderne difficile il ritrovamento.
Iside, resa ancora più fragile, si lamenta, si sente un frammento, è incapace di vivere in questo mondo e va in cerca dei pezzi per far ritornare ancora una volta in vita il proprio uomo. Riesce a trovare solo dodici pezzi. Con questi ricostruisce l’immagine del fratello. Cerca l’ultimo pezzo ma non lo trova. Non può riportarlo in vita e allora lo seppellisce dandogli la pace in cielo.
“La fragilità è un valore umano” (V. Andreoli). Vi si “nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione
dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi”(1).
Non ci fanno crescere le dimostrazioni di forza, ma le nostre fragilità: “tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell’affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione… Il fragile è l’uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende”(2).
La persona fragile ha bisogno dell’altro e trova la forza nell’altra fragilità per poter vivere. In amore c’è un reciproco bisogno: lui e lei si uniscono perché ognuno trova forza per sé e la dà all’altro. Due fragilità si danno reciprocamente forza.
Chi è lontano dal proprio amore si lamenta, lo invoca, lo cerca come se cercasse una parte di sé per non essere un frammento, incompleto.
Anche la famiglia è fragile ed è necessario aprirsi alla comprensione e all’aiuto reciproco nella convinzione che la fragilità può diventare una forza che aiuta a vivere.

Note.

  1. Eugenio Borgna, La fragilità che è in noi, Einaudi, Torino 2014, pp. 3-4.
  2. Vittorino Andreoli, L’uomo di vetro, Rizzoli, Milano 2008.
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Giuseppe Scarane

È filosofo, pedagogista e autore. Di recente ha pubblicato "Eterno, come l'amore", "Pier Paolo Pasolini: una frontiera di libertà" e "L'uomo dopo il postmoderno. Il cambiamento del reale".
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